giovedì 1 maggio 2008

FESTA DEI LAVORATORI: C’E’ ANCORA UNA LUNGA STRADA DA FARE

Il Primo Maggio ricorre la festa dei Lavoratori da più di cento anni.

Pochi conoscono la storia di questo anniversario. All’origine dei festeggiamenti c’è il grande movimento di lotta che negli anni ’80 del 1800 ha mobilitato milioni di lavoratori in America ed in Europa per la conquista delle 8 ore lavorative, di un salario adeguato ad un lavoro svolto in condizioni dignitose, e la rivendicazione della dignità e del rispetto dovuti ad ogni persona.
Grazie a quelle grandi mobilitazioni (non senza gravi perdite), molti risultati sono stati ottenuti, ma vi sono ancora molti paesi in cui diritti e sindacato sono ancora parole sconosciute o volutamente represse. La battaglia per l’affermazione dei diritti dei lavoratori è la battaglia per lo sviluppo e la conquista della democrazia: e questa battaglia è ancora lunga, non solo nei paesi ancora in via di sviluppo, ma anche in Italia.

Noi Giovani Democratici pensiamo sia necessario festeggiare la ricorrenza del Primo Maggio, non solo per il valore storico di tale data, ma anche per il suo valore attuale: troppe sono ancora le notizie di morti sul lavoro che riempiono quotidianamente le pagine dei giornali, troppi sono i cantieri in Italia che non rispettano le norme di sicurezza per la tutela dei propri dipendenti, troppo diffuso è il lavoro in nero e troppe sono le discriminazioni nei confronti del lavoro femminile.

Noi crediamo che molte siano ancora le conquiste da conseguire: sicuramente oggi possiamo godere dei diritti fondamentali che ci tutelano, abbiamo uno statuto dei lavoratori e dei sindacati che ci difendono, ma ciò non basta perché, soprattutto negli ultimi decenni, il valore del lavoro è andato perso e la sua qualità si è ridotta.

Siamo in un paese in cui le risorse dei giovani non vengono valorizzate, ma più spesso svilite; in cui le nuove generazioni sono costrette a guardare fuori dall’Italia per vedere possibilità di affermazione e di crescita personale, in cui il merito non è ancora il fattore determinante per essere premiati, ma semplicemente una variabile di relativa importanza; e in cui noi giovani non possiamo comprarci una casa né farci una famiglia prima di una certa età perché la maggior parte dei contratti che abbiamo sono precari e non ci danno garanzie per il futuro.

E il futuro ci chiama a sfide “epocali” inedite, ne citiamo solo alcune :
- la necessità di far corrispondere in Italia alla crescita complessiva del lavoro condotto da immigrati, spesso molto giovani, adeguati diritti di cittadinanza e garanzie che preservino questi soggetti deboli dallo sfruttamento e dal lavoro in nero;
- la possibilità di pensare e realizzare una diversa e innovativa organizzazione del lavoro, più flessibile anche negli orari, razionalizzata grazie a ciò che consentono le nuove tecnologie, a partire dal "telelavoro": ciò che può consentire una “battaglia” per il tempo libero, e per una migliore vivibilità dell'ambiente di lavoro, contro la competizione esasperata non di rado anti produttiva;
- la prospettiva di una “democrazia economica”: vanno pensati strumenti avanzati di partecipazione dei lavoratori all’impresa, attraverso la partecipazione ai profitti e alle decisioni produttive; ciò che va insieme ad un ripensamento democratico della funzione sindacale, che dia adeguata rappresentanza alle nuove forme e nuovi tempi del lavoro; e ancora all’allargamento di un modello cooperativo che valorizzi al meglio le energie creative; infine una tassazione più equilibrata ed equa delle rendite finanziarie;
- un forte rilancio dell' "internazionalismo" per i diritti dei lavoratori a livello globale: se la mancanza di salari adeguati in Cina si riflette anche sull'abbassamento dei salari in Europa, all’economia globale va affiancato al più presto un sistema dei diritti dei lavoratori universale;
- infine la salvaguardia dell’equilibrio del nostro pianeta chiama il movimento dei lavoratori a contribuire in prima persona per accelerare la riconversione ambientale del sistema produttivo, per una società meno inquinata e più "vivibile", rivendicando i "diritti ambientali” dei cittadini.


Per tutta questa serie di ragioni noi Giovani Democratici riteniamo importante ricordare il Primo Maggio, non solo come commemorazione di milioni di persone che si sono mobilitate lasciandoci in eredità diritti e migliori condizioni di lavoro, ma anche per ribadire che oggi, nonostante sia passato più di un secolo, in Italia e nel mondo c’è ancora una lunga strada da fare .


Giovani Democratici del Veneto

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